Addio Rick

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Lutto per tutti i fans del mitico gruppo Pink Floyd. Rick Wright, mitico tasterista della band inglese, ci lascia all’età di 65 anni, a causa di un cancro che lo affliggeva da qualche tempo. Wright fu anche uno dei fondatori del gruppo, insieme a Roger Waters, Syd Barrett e Nick Mason. A lui dobbiamo alcuni dei brani più belli del repertorio Pink Floyd, e anche (lasciatemelo dire…) della storia della musica rock. Su tutti ricorderei The Great Gig In The Sky e Us and Them, vere pietre miliari: impossibile non amarle. Con lui se ne vanno anche le speranze di milioni di fans di poter ammirare un’eventuale storica reunion. Non posso che sentirmi onorato di poter dire di averlo visto suonare dal vivo insieme a David Gilmour, in una piovosa serata d’agosto in piazza San Marco a Venezia, nel 2006.
 

 

VaLewisino’s

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Che domenica! La MIA domenica perfetta. Non mi capitava da tempo una giornata sportiva così. Doppia gara, Formula 1 e MotoGP, doppia vittoria (per i miei beniamini). Lewis strapazza tutti ad Hockenheim, trionfando con la sua McLaren nel Gran Premio di Germania, dieci anni dopo l’indimendicato Hakkinen. Valentino suona la sua prima a Laguna Seca, tirando fuori una gara da antologia in cui disintegra mentalmente e fisicamente il solito computerino Stoner. Ma andiamo per ordine.

A Hockenheim Hamilton fa capire fin dall’inizio quale sarà l’andazzo della corsa: a suon di giri veloci crea un grande distacco tra se e tutti gli avversari, guidati dal ferrarista Massa. Ma a metà gara accade l’imprevisto: incidente di Timo Glock sul rettilineo al 35° giro. Safety Car in pista e vantaggio sfumato. Appena possibile, secondo regolamento, quasi tutte le vetture entrano ai box per effettuare l’ultimo pit-stop, in modo tale da guadagnare tempo prezioso per la ripresa della corsa. Stranamente Hamilton rimane in pista. Una mossa un po’ azzardata e senza dubbio rischiosa, visto che comunque avrebbe dovuto fermarsi da lì a poco. Alla ripresa Lewis riesce a riprendere un gran vantaggio su Felipe, alternando ancora giri da paura, ma dopo la sosta ai box, come si era previsto rientra dietro. La strategia si dimostra un fallimento, invece è proprio qui che accade il miracolo. L’inglesino della McLaren riesce a fare una rimonta incredibile e in pochi giri si trova già in scia al ferrarista. Con un sorpasso da urlo riesce a farne un sol boccone, umiliandolo malamente. Il brasiliano prova a resistere ma finisce una seconda volta con due ruote sull’erba. A quel punto rimane solo il giovane pilota Renault Nelsinho Piquet, che grazie a una strategia monososta, si ritrova incredibilmente in prima posizione a pochi giri dalla fine. Lewis però è in agguato, lo bracca e lo divora (il brasiliano finisce comunque secondo, 17 anni dopo l’ultimo podio del padre Nelson). Torna in testa e vince alla grande, zittendo finalmente tutti gli scettici che mettevano in dubbio il suo valore. La superiorità dimostrata è stata netta. I sorpassi decisivi straordinari come non se ne vedevano da tempo. Un misto di Senna e Mansell (classe e aggressività) scorre nel sangue di questo ragazzo, e gli si perdonino le paroline di spocchia che a volte escono dalla sua bocca. E’ consapevole della sua forza, e ne acquista coscienza gara dopo gara. Continuando di questo passo entrerà presto nella leggenda.

…Leggenda che già ospita un altro fuoriclasse, che corre su due ruote in meno: Valentino Rossi. Ieri il dottore è riuscito a tenere alle corde il velocissimo Stoner dall’inizio alla fine, finché l’australiano, ormai in riserva, non va lungo e cade sulla sabbia in ginocchio. Il ducatista riesce a riprenderse e a conservare comunque il secondo posto, ma mestamente deve accettare una sconfitta amara. Cosa che non dimostra alla fine, quando intervistato denuncia comportamenti scorretti nella fasi di sorpasso. Valentino dal canto suo se la ride, gongola pensando alla grandissima gara (primo successo a Laguna Seca) e bacia il meraviglioso “cavatappi“, grande compagno di quest’avventura. Un cavatappi indigesto nelle prime tre edizioni del gran premio, ma ieri percorso in maniera impeccabile. Proprio lì ha consacrato la sua vittoria, quando dopo essere arrivato lungo, con le due ruote sulla sabbia riesce a rientrare in pista e tenere l’australiano dietro. Superbo. Gli altri quasi inesistenti: si fanno notare soltanto Chris Vermeulen, ottimo terzo e Andrea Dovizioso, che ottiene un grande quarto posto battendo l’idolo di casa, nonché pilota ufficiale Honda, Nicky Hayden (deludente 5°). Comunque… tutti lontanissimi anni luce dal duo ti testa.

I due campioni ora consolidano i loro primati in testa ai rispettivi mondiali: Hamilton raggiunge quota 58 punti e stacca Massa (54) e Raikkonen, ieri mestamente 6° (51). Vale invece raggiunge quota 212, seguito sempre da Stoner a 187 e da Pedrosa (ieri fermo) a 171. Gli altri troppo lontani e fuori dai giochi.

Ora aspettiamo trepidanti le prossime prove: la Formula 1 il 3 agosto vola in Ungheria, all’Hungaroring (l’anno scorso preda dello stesso Hamilton); il motomondiale sbarca in Repubblica Ceca, nella mitica pista di Brno.

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I’m singing in the rain

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Lewis Hamilton non smette mai di stupire. Un ragazzo di 22 anni capace di combinare strafalcioni tragicomici, come il tamponamento ai danni di Raikkonen al GP di Canada, o imprese memorabili, come la vittoria incredibile di Montecarlo e quella di ieri pomeriggio nel Gran Premio “di casa” a Silverstone. Partenza al fulmicotone, testa della gara raggiunta al 4° giro (sorpassando il compagno di squadra Heikki Kovalainen, autore della pole position) e mai più lasciata fino alla fine. Nel frattempo una tipica “british rain” si abbatteva sul circuito a più riprese, scombinando le carte al resto delle vetture, ma non all’inglesino che continuava ad esaltarsi facendo danzare la sua McLaren sulle pozzanghere di casa. La Ferrari con Raikkonen è riuscita a rimanere in scia nei primi giri, ma dopo il primo pit-stop, complice una pessima strategia, ha perso contatto fino a sprofondare in undicesima posizione. Alla fine un po’ per fortuna (diversi ritiri), un po’ per il buon ritmo trovato dal finlandese, sono riusciti ad ottenere il quarto posto e a limitare i danni. Ma la magra figura non viene cancellata, anche perché Massa non azzecca una, e dopo ben 5 testacoda ha chiuso la gara in fondo al gruppo. Straordinaria invece la rimonta di “nonno” Rubens Barrichello, che con la sua Honda è riuscito a recuperare fino ad un incredibile terzo posto; fondamentale è stata sicuramente l’utilizzo di gomme da bagnato estremo al momento giusto, come ha suggerito l’ex stratega di Maranello Ross Brawn, che ha permesso a Rubinho di recuperare posizioni sorpassando a raffica gli avversari più lenti. In classifica ora, quando siamo al giro di boa Mondiale (9 GP disputati e 9 ancora da correre), la situazione è di equilibrio assoluto: Lewis Hamilton, che dopo quest’impresa si conferma una volta di più nuovo Re della pioggia, azzera il gap accumulato per gli errori delle gare passate e raggiunge Massa in testa con 48 punti; a far loro compagnia c’è anche il campione del mondo in carica Kimi Raikkonen, grazie ai 5 punticini che è riuscito a recuperare. Kubica rimane appena dietro, staccato di due lunghezze, ma c’è da dire che negli ultimi due gran premi ha ottenuto un doppio 0 sullo score; chi risale invece di gran carriera è il suo compagno BMW Nick Heidfeld che, grazie al grande secondo posto agguantato ieri, rimane in scia al gruppo di testa, staccato di 12 punti (non pochi, ma neanche troppi visto che Hamilton ne ha recuperati 10 in un colpo solo…).
Ci attende una seconda metà di campionato tutta da gustare. 
 
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. Time out! Game over! La corsa azzurra verso il titolo europeo si chiude la sera del “solito” maledetto 22 giugno. La vittoria netta sugli eterni rivali francesi ci aveva illusi non poco, ma questa volta l’esperienza e la storia non sono servite a nulla. Prestazione sotto la media per gli azzurri, che pur neutralizzando la coppia d’oro spagnola TorresVilla (grazie soprattutto a uno straordinario Chiellini), non è riuscita a creare molto in fase offensiva. Oddio, analizzando la partita potremmo anche pensare di essere stati protagonisti di pochissime azioni ma molto pericolose (vedi il tiro a botta sicura di Camoranesi respinto di piede da un Super-Casillas), ma ai punti è la Spagna ad avere ragione. Possesso palla asfissiante, un centrocampo aggressivo (forse un po’ troppo…) e preciso nel rilancio, sempre pronto al tiro al posto degli spenti attaccanti: tutto secondo previsione. Ciò che forse ci si aspettava di più dagli azzurri era una capacità di reazione corale, una prestazione viva, brillante, di cuore. E così non è stato. 120 minuti però non sono bastati neppure alla Spagna per batterci. Sono serviti i rigori, croce e delizia azzurra, per decidere un vincitore. Questa volta si torna alla tradizione: non più la perfezione e la festa di Berlino 2006 (breve parentesi romantica della nostra storia…), ma nuovamente i rigori spazza-Italia del passato, quelli che la maggior parte delle volte hanno messo la parola fine alle nostre manifestazioni internazionali. Di De Rossi e Di Natale gli errori fatali, ma questo conta poco. Del resto lanciare una monetina per decidere il vincitore sarebbe senza dubbio meno spettacolare, ma il risultato sarebbe uguale. E’ solo questione di c… fortuna! Ora mestamente si torna a casa e si assisterà in Tv alle semifinali e finale di Euro 2008. Roberto Donadoni è una persona pacata, garbata, gentile ma non all’altezza di un incarico pesante come quello di C.T. della nazionale. Poca personalità, poco coraggio, poca voglia di rischiare. Battuto tatticamente anche dal nonnetto Aragonés. Ora, stando a quanto riportano i giornali, si darà il via al Lippi-Bis, con la speranza di restaurare i fasti mondiali. Sinceramente non ho mai amato troppo Lippi, ma al momento sembra l’unica soluzione praticabile. Intanto noi tifosi ammaineremo la bandiere per rimetterle nel freezer per i prossimi due anni. Il loro risveglio è fissato per l’11 giugno 2010, data d’inizio dei prossimi Mondiali in Sudafrica. Solo allora riprenderemo a sventolarle, sperando che possano riscaldare ancora i nostri cuori.
 
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Il terzo giorno risuscitò…

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Il trionfo dell’afonia! Oggi mi sento uno straccio. Ma sono uno straccio contento. FINALMENTE ieri sera l’Italia s’è desta! Anche gli azzurri di Donadoni hanno scelto il terzo giorno disponibile (e possibile ultimo…) per tornare in vita, e l’hanno fatto proprio contro l’avversario di sempre la cugina-rivale nazionale francese. Dopo ben 30 anni, grazie a una partita storica, siamo riusciti a battere i transalpini sul campo, senza l’ausilio dei calci di rigore. Un bel 2-0, tanto secco quanto bugiardo, visto che avremmo potuto realizzare una sfilza di reti in più. Il dominio azzurro è stato assoluto, e agli stanchi e vecchi galletti (non sempre gallina vecchia fa buon brodo…) non resta che soccombere. Con buona pace dell’odiato e odioso Domenech, che nonostante le solite dichiarazioni da spaccone, questa volta ha dovuto accettare il boccone amaro della sconfitta. Ma per sua unica consolazione probabilmente sarà l’ultima: pare infatti ormai certo il suo esonero dalla guida tecnica della nazionale! Le sue scelte assurde e suicide hanno penalizzato ulteriormente una squadra ormai alla frutta e bisognosa di una nuova rivoluzione (dopo quella più celebre del 1789…). Ci mancherà, senza dubbio! Battere la Francia non avrà più lo stesso sapore ma sarà sempre dolcissimo. E non preoccupiamoci più di tanto: la federazione troverà presto una nuova faccia da culo con cui sostituirlo!
E il tanto atteso biscotto? Beh, alla fine è rimasto nel pacchetto! La Romania non è stata capace di impensierire nemmeno per un attimo la corrazzata di Van Basten, questa volta in versione B (e che B!). Un secco 2-0 che non ammette repliche e i transilvanici vanno a casa, in compagnia dei galletti transalpini! Gli Orange hanno dimostrato grandissima sportività e oggi ricevono le più umili scuse dall’intero popolo italiano. Alzi la mano chi non ha mai creduto alla possibilità del frollino guastafeste! Io per primo, lo ammetto, mi aspettavo il golletto rumeno da un momento all’altro. Fiero di essermi sbagliato.
La nostra nazionale stavolta ha giocato benissimo, contrariamente alle opache prestazioni precedenti. Su tutti nominerei questa volta Andrea Pirlo, autore di una prestazione eccellente nella quale spiccano diversi assist purtroppo mal sfruttati da un inconcludente Toni (è stato capace di divorarsi centinaia di goals!), uno dei quali però ha fruttato un rigore: lo stesso Toni falciato davanti al portiere francese al momento del tiro da un sprovveduto Abidal (rosso!). Pirlo trasforma ed esplode in un urlo che ricorda quello dei mondiali! Poi purtroppo, a causa di una stronzata arbitrale (anche i più bravi le loro stronzate le commettono nei nostri confronti) di Michel’ è costretto ad un fallo che gli costerà la squalifica nella prossima gara con la Spagna. Peccato! Fortuna che al momento abbiamo un De Rossi in forma straordinaria, pronto a prendere le redini del centrocampo come ha fatto per tutto il secondo tempo, realizzando anche un fortunato gol. E Sant’Antonio? Beh… ha rinunciato a qualche magia per fare molto lavoro sporco, sacrificandosi sulla fascia per la squadra. Ma qualche spunto eccezionale (ancora una volta non capito dai compagni…) l’ha regalato. Credo fermamente in una riconferma per i quarti.
Le speranze di passare in semifinale ora sono concrete, nonostante dovremo affrontare la temibile nazionale iberica, tra le più in forma del momento. Il dato più confortante però è che noi siamo la loro bestia nera: infatti non ci battono nel corso di una manifestazione internazionale dal lontanissimo 1920. Speriamo che questa volta le statistiche servano a qualcosa, visto che gli ultimi precedenti sono stati infranti: ricordiamo che l’Olanda non ci batteva da 30 anni, e noi non vincevamo nei 90 minuti con la Francia da 20! Staremo a vedere. Intanto godiamoci quest’insperato successo. Comunque vada… noi saremo lì a giocarcela! Ancora una volta!
Ora stop! Non mi è rimasta più voce! …Neanche sulle dita! 😉
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Tre “I”

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Incredibile! Inaudito! Inconcepibile! Tre “I” per dirla tutta! Mi sono sgolato per un’ora e mezza e…per che cosa? Per un benemerito! L’Italia, nonostante una partita giocata QUASI SEMPRE all’attacco, non è stata capace di battere una modesta ma organizzata Romania. Anzi… abbiamo pure rischiato di perdere! Perché se analizziamo l’intera partita, nonostante il gran casino creato da noi nell’area avversaria per l’intera partita, le 3-4 azioni firmate dai rumeni sono state tutte incisive e pericolose. Hanno anche preso un palo nelle battute iniziali…proprio in un nosto momento di grazia. E l’arbitro? Beh, sarebbe noioso accusarlo ancora una volta…una testa d’uovo norvegese capace di annullare un gol regolarissimo a Toni e di dare un rigore molto più che generoso ai rumeni (ringraziamo Mutu per aver tirato centrale e San Buffon per la straordinaria parata!). Ma basta un arbitro bastardo come questo a dire che siamo stati sfortunati e svantaggiati? Ancora una volta NO! La nostra nazionale ha giocato bene, certo, ma in fin dei conti agiva con molta disorganizzazione, frutto di schemi imperfetti e di cambi come al solito mai in tempo. Segna la Romania, erroraccio di Zambrotta che fa un assist a Mutu per un incredibile 1-0. Donadoni (uomo senza palle, capace di mandare in campo l’intera formazione invocata dai giornalisti…) si alza di botto e comincia a dire “DAI DAI DAI…” …..a chi? A Cassano naturalmente! Il coraggio di metterlo in campo titolare gli manca, ma al momento del bisogno lo butta in campo come se dovesse improvvisamente salvarci. Nel frattempo riusciamo anche a segnare. Con chi? Con Panucci, difensore centrale. Un centrocampo spudoratamente offensivo, un’attacco in gran forma e andiamo in goal con Panucci! Mah! “Sant’Antonio” (guarda un po’…oggi è anche la sua festa…) crea calcio, inventa, come un genio della lampada. Ma alla fine, non sufficientemente supportato, non riesce a farci vincere. Altri due cambi inconcepibili, Quagliarella e Ambrosini, oltre ad entrare in campo a fine partita, non portano a nulla. Ovrebo (sempre quell’arbitro testa d’uovo…) assegna il rigore alla Romania all’80°: Mutu sbaglia, ma noi non riusciamo più a concludere nulla. Ora ci tocca aspettare e sperare. Poche le combinazioni che ci permetteranno di passare il turno. Intanto bisogna sperare che stasera l’Olanda non batta la Francia, altrimenti nell’ultima partita tra orange e rumeni una combine per passare entrambi il turno sarà inevitabile. Ed essere eliminati (nonostante il gioco vergognoso…) ancora una volta per un risultato confezionato… NO! L’esperienza di Euro 2004 ci basta. Quel che ormai sembra certo è che Donadoni non è allenatore da nazionale: poca personalità, poco coraggio, poco capacità di scelte azzeccate. Per i mondiali serve altro. Anche se miracolosamente dovessimo vincere questi europei (ahimè…sob!) non sarebbe per merito suo. E che dire di “Capitan Del Piero“? Tre “I” anche per lui: Inconcludente! Impalpabile! Inutile. Invocato a gran voce da popolo e giornalisti… riesce solo a rimediare brutte figure! La nazionale non la sua dimensione. Ci fece perdere con i suoi errori l’europeo del 2000, e continua a sbagliare, anche quando tutti lo considerano salvatore della patria. Bah! Che tristezza! Intanto io sono quasi afono… e mi becco tre “I” come ricompensa: Idiota! Impietrito! Illuso!

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Arancia amara

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Non ci sono molte parole (e forse troppe ne sono state spese…) per definire la disfatta subita ieri sera dai nostri azzurri contro l’Olanda. Euro 2008 comincia nel peggiore dei modi immaginabili per noi, non solo con una sconfitta, ma con una sonora batosta, amara, pesante, un’umiliazione all’arancia che non dimenticheremo per anni. Io, per fare un esempio, da quando seguo il calcio, non riesco a ricordare un passivo tanto pesante negli anni passati, quanto questo secco 3-0. Anzi, invito proprio quanti di voi abbiano un’età pari o inferiore a 28 anni a rinfrescarmi la memoria. Come sembra lontano quel tempo in cui battevamo gli olandesi ai rigori a Euro 2000 (in casa loro…)! Ah…quel Toldo paratutto! Invece ora ci tocca quest’umiliazione indescrivibile, soprattutto dopo tutti i paroloni spesi prima dell’avvio della competizione. Italia favorita! Ma sì, con queste nazionali avremo vita facile! Siamo troppo forti, non abbiamo paura di niente! Siamo cazzuti e blablabla… e altre mottate simili, degne delle più banali favole per bambini. E ora? Eccoci qua, a subire gli insulti e gli sfottò della stampa europea. Come possiamo controbattere? Dicendo che il primo goal era in fuorigioco? Beh, è evidente. Ma non appelliamoci a una simile scusa. L’Italia non ha avuto in nessun momento della partita una minima reazione, Ha subito passivamente il gioco (all’italiana…) degli Orange senza battere ciglio. Formazione sbagliata? Può darsi, anzi, credo proprio di sì. Possibile ribaltone? Speriamo, anche se la fiducia non è più quella del pre-europeo. Ho paura che, pur effettuando dei cambi salutari, non riusciremo a sistemare una situazione ben compromessa. Ma si sa…l’Italia è sempre capace di grandi sorprese, e con le spalle al muro potrebbe regalarci questa grossa emozione. Bah, vedremo! Ci si aspettava qualche sorpresa da questi Europei… ma finora quella più grande l’abbiamo data noi, facendoci battere come gli ultimi arrivati (altro che Campioni del Mondo…). Le altre favorite? Finora hanno vinto tutte, Francia a parte (ma questo me l’aspettavo…).

Boh…bah…buh…beh…bih… aspettiamo venerdì (Italia-Romania…)!
 
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Indiana Jones e…

 

55d5701ec844768c1a37dee1111a9c3f.jpg…E se inserisco tutto il titolo mi si intasa il blog! Attesissimo ritorno per l’archeologo più famoso del mondo. Da anni infatti ne parlavano TV e giornali, senza mai dare notizie certe. Sono sicuro che sia Spielberg che Harrison Ford abbiano sfogliato a lungo la margherita dicendo… lo facciamo…non lo facciamo…lo facciamo…non lo facciamo…lo facciamo…non lo facciamo… Alla fine (purtroppo…) l’hanno fatto! Ed eccolo qua, ben confezionato per le nuove generazioni, il quarto capitolo di una delle saghe più famose di sempre. Ecco Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, titolo lunghissimo e orribile, che già lascia presagire ciò che puoi trovare dentro. Anch’io, come Spielberg e Ford ho sfogliato la mia bella margheritina, ma le ponevo domande diverse: lo guardo…non lo guardo…lo guardo…non lo guardo…lo guardo…non lo guardo… Alla fine, visto il mio passato da IndianaFan, ahimé, ho optato per il sì! Tanto… 3 euro e 50 li avrei buttati anche in qualche altra stronzata… buttiamoli in questa! Mi sono preparato bene… ho preso in prestito il cofanetto con la vecchia trilogia e tra un giorno e l’altro sono riuscito a rivederla tutta. Il primo capitolo, I predatori dell’arca perduta, lo ricordavo pochissimo. Del resto lo vidi quand’ancora ero molto piccolo, quindi poche scene e pochi flash ritornavano alla mia mente. Stessa cosa vale per il secondo capitolo, Indiana Jones e il tempio maledetto. Il terzo invece, Indiana Jones e l’ultima crociata, lo ricordavo benissimo, quasi alla lettera. Forse tra i tre resta quello che ho preferito, nonostante sia il più criticato. La presenza di un simpaticissimo Sean Connery (nel film interpreta Henry Jones Sr. , padre di Indiana) ha probabilmente influenzato il mio giudizio. Quel che più mi ha sorpreso rivedendoli è che il mio gusto cinematografico sia cambiato vertiginosamente nel corso degli anni. Se da piccolo ero pazzo di Indiana (alzi la mano chi non ha mai sognato di diventare un archeologo guardando questi film!) oggi mi sono ritrovato un po’ perplesso. Va bene, siamo d’accordo, è cinema d’intrattenimento. Si sa che lo spettacolo la fa da padrone, anche a costo di dover perdere ogni traccia di realismo, ma… Ecco, ma! Ma che? Troppe, troppe, troppe esagerazioni. Anche entrando nella dimensione fantastica del film non c’è niente di credibile. Per fare un esempio… guardando una delle mie trilogie preferite, Ritorno al futuro, riesco ad entrare nella dimensione fantastica del film e tutto mi risulta assolutamente reale e divertente. Ma qui… oddio, non ci riesco. Ci riuscivo forse da piccolo, ma ora non più. Che sia passato dalla parte degli scettici? Che sia diventato un cinefilo con la puzza sotto il naso? Azz, è una prospettiva agghiacciante! E con questo spirito turbato mi accingo ad assistere al nuovissimo quarto capitolo della saga. A sconvolgere ancor di più le mie aspettative, dopo la revisione dei vecchi film e la mancanza di fiducia nel titolo, c’è la consapevolezza che al giorno d’oggi gli effetti speciali digitali rovinano al 70% le pellicole, rendendole ancor più sgradevoli e indigeste. Ma ormai c’ero dentro fino al collo, dovevo andare avanti. Come al solito (manco a dirlo…) per vederlo ho dovuto superare mille peripezie (ogni volta che devo vedere un film affronto imprese titaniche ben peggiori di quelle di Indy…), ma ce l’ho fatta! Proprio ieri sera, all’ultimo spettacolo disponibile qui nel mio paese (oggi si cambia… dopotutto lo proiettano da due settimane!). Ore 22.45, dopo un quarto d’ora di cinepubblicità inizia lo spettacolo. Vediamo subito che gli anni sono passati, l’ambientazione passa dal periodo nazista del precedente capitolo a quello della guerra fredda: è il 1957. I nemici non sono più le SS, bensì i russi del KGB, capitanati da Irina Spalko, una algida e zerozerosettiana Cate Blanchett in versione “look Valentina“. Il buon vecchio Indiana, fin dalle prime battute, oltre alle visibile rughe e gli inevitabili capelli d’argento, mostra una stanchezza fisica del tutto normale. Più lento nei movimenti e negli slanci, ma i cazzotti improvvisi e i salti nel vuoto non mancano mai. Man mano che scorrono le immagini del film e si susseguono le esagerazioni io penso…saranno le ultime! Sì, dai, non avranno il coraggio di superarsi! Ma… l’hai vista questa? Incredibile! Da esplosioni atomiche dalle quali si esce illesi a sfide al fioretto in cui uno dei contendenti rimane in equilibrio e in spaccata con un piede su una macchina (in corsa…) e l’altro su un’altra macchina (sempre in corsa!)… da acrobazie supersoniche in motocicletta… a sabbie mobili, dalle quali si esce usando un serpente come corda… Ce n’è per tutti i gusti (e disgusti…)! Certo poi… se consideriamo le incredibili imprese del passato, Spielberg si è visto costretto a tirare in ballo nientepopodimeno che… gli alieni! Sì, avete letto bene! Gli ALIENI! Il teschio di cristallo che dà titolo al film ha proprio a che fare con gli alieni. Le scene forse più ridicole sono proprio quelle in cui compare questo teschio, oggetto assurdo e improponibile, che gira tra le mani dei protagonisti in modo grottesco. Per il resto… l’ironia di un tempo latita, non è più l’arma vincente come nei precedenti film. I personaggi non lasciano il segno, né quelli nuovi né i clamorosi ritorni. Il padre e l’amico Marcus Brody sono passati a miglior vita, come possiamo vedere in una scena del film, ma al loro posto ecco arrivare un nuovo intraprendente junior: Mutt Williams (alias Henry Jones III), il figlio (sconosciuto) di Indy, interpretato da Shia LaBoeuf. Chi è la madre? Beh, questo non ve lo anticipo, anche se lo potrete anche vedere in tutti i siti in cui se ne parla. Io non sono rimasto sorpreso, perché oltre ad immaginarlo ho anche avuto conferma sentendolo dire nell’intervallo a una “simpatica” signora bionda seduta davanti a me. La scena in cui questa donna misteriosa sarebbe comparsa l’avrei vista nel secondo tempo…
Comunque…è meglio che non vi anticipi altro… nel caso in cui qualcuno di voi abbia la voglia (e il coraggio…e la pazzia…) di volerlo vedere. L’importante è andare al cinema con lo spirito giusto, senza grandi aspettative. E’ il solito polpettone mangiaincassi sommerso di effetti (o cazzetti…) speciali, luoghicomuni, risse e spettacolo, e altre cazzate simili… Per i nostalgici degli anni ’80 (come me…) la visione è d’obbligo: la cosa più bella infatti è poter rivedere i vecchi luoghi come l’università o la stessa casa di Indy. Le citazioni poi si susseguono ininterrottamente… e il bello sta proprio nel coglierle, visto che alcune durano anche un attimo. Come quella, ad esempio, nelle battute iniziali, quando i protagonisti si trovano in un archivio di stato, dove tra le varie casse si può scorgere, dimenticata in un angolo, quella con l’Arca dell’Alleanza. E poi le varie peripezie tra padre e figlio, che ricordano molte quelle tra lo stesso Indy ed Henry Jones Sr. nel terzo capitolo: su tutte la scena dell’inseguimento in cui i due scappano in moto; Indiana, stavolta è il passeggero, alle spalle di un figlio più spericolato che mai. Scena più bella? Quella finale… 😀 Oltre a dare un senso di liberazione (doppio… perché pare che potrebbe essere un giusto finale per la saga…ormai Ford è troppo vecchio per questi panni), è simpatica, divertente, e mostra un gesto (forse scontato…) ma che sarà l’unica cosa che rimarrà fissa nella memoria tra un paio d’anni: l’unico Indy è lui, diffidate dalle imitazioni (e dagli eredi…)! Ovviamente il gesto non ve lo racconterò…altrimenti sarei più stronzo della “simpatica” signora bionda seduta davanti a me!
 
Voto 4,5 (solo perché sono un nostalgico…)
 
 
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Rossiland

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Straordinario, stratosferico, strabiliante ROSSI! Al Mugello, Gran Premio di casa sua (e nostra!), trionfa in scioltezza con una facilità da far paura. Certo, non c’era che aspettarselo. Negli ultimi anni Vale ha trasformato questo circuito nel suo vero e proprio “regno“. Sembra impossibile e inimmaginabile poter vedere qualcuno su quel gradino più alto del podio, suo trono incontrastato. Un pacchetto perfetto quello formato dal trio Rossi-Yamaha-Bridgestone che, dopo qualche piccola incertezza nei gran premi iniziali, ha saputo dimostrare di poter essere al top in qualsiasi circuito. Questa pista, a detta di molti la più bella del mondiale, ha regalato ben 7 successi di fila al Dottore (tutti in MotoGP), più altri due tra 125 e 250. Un biglietto da visita fatto di 9 vittorie è più che un pronostico certo per l’esito della gara. Se vogliamo continuare con le statistiche possiamo anche ricordare che adesso Rossi, con 91 vittorie mondiali, stacca Angel Nieto e si precipita alla caccia del recordman Giacomo Agostini (122). Il futuro sembra sempre più nelle mani del pilota di Tavullia, pronto a rimettere le mani su quel titolo che, per problemi e colpe non sue, gli è scivolato via negli ultimi due anni. Vale guida la classifica iridata con 122 punti, seguito da Pedrosa a 110; più staccati Lorenzo (94, ma oggi a 0 vista la caduta…) e Stoner (76), oggi secondo e in ripresa. Dopo di questi… il vuoto! Pertanto, come si prevedeva, il titolo sarà una disputa all’ultima curva nelle mani di questo poker d’assi. Il mondiale è ancora lungo, sono state disputate ancora un terzo delle gare totali, ma mantenendo questa media… non dovrebbe essere difficile per Valentino regalarci ancora delle grandi soddisfazioni. A completare il trionfo italiano di giornata ci pensano un grande Simone Corsi, vincitore nella Classe 125, e un bravissimo Marco Simoncelli, primo in volata (nonostante uno screzio finale con lo spagnolo Barbera…) nella Classe 250. Tricolor trionfator!
 
(presto alcune immagini della gara) 
 
 
 
 
 

Underneath

6bcd607b71f6b92c87bd21e9f782174f.jpgRitorno in grande spolvero per la bravissima Alanis Morissette: proprio oggi esce in Italia il nuovissimo album della cantante canadese, Flavors Of Entanglement. Sono disponibili due edizioni, una normale con 11 brani e un’altra Deluxe, che contiene un secondo CD con 5 ulteriori inediti. Con questo si spera possa tornare ai successi degli esordi, visto che gli ultimi lavori non l’hanno valorizzata quanto merita. Il primo singolo tratto da quest’ultimo album è Underneath, uscito in Italia il 15 aprile: brano fresco, orecchiabile, che entra nella testa già dalle prime note, per bombardarti con i suoi cadenzati colpi di basso. Proprio in questi giorni è anche uscito il video ufficiale del brano, in cui vediamo Alanis all’interno di un cuore che batte… nel quale canta tra cucina, camera da letto e… alcune scene “esterne”, montate in parallelo. Descrizione davvero poco felice, ma la visione vi assicuro che è tutta un’altra cosa… Un video originalissimo, oltre che per le immagini anche per la particolare corrispondenza tra battiti cardiaci e note del basso.
 

Underneath

Look at us in this kitchen
Look at us rallying all our defenses
Look at us waging war in our bedroom
Look at us jumping ship in our dialogues

There is no difference
In what we’re doing in here
That doesn’t show up as big as it does out there
So why spend all our time undressing our bandages
When we’ve the ultimate key to the cause
right here all underneath.

Look at us form our cliques in our sandbox
Look at us being cruel kids with both our hearts blocked
Look at us turn away from all the rough spots
Look at dictatorship on my own block

There is no difference

In what we’re doing in here
That doesn’t show up as big as it does out there
So why spend all our time undressing our bandages
When we’ve the ultimate key to the cause
right here all underneath.

How I’ve spun my wheels
With carts before my horse
And shine on the outside springs from gloom
Spotlight on these seeds of simpler reasons
And score bourne into corn, stretching my limit

There is no difference
In what we’re doing in here
That doesn’t show up as big as it does out there
So why spend all our time undressing our bandages
When we’ve the ultimate key to the cause

right here all underneath.